E’ innegabile che il sistema scolastico regionale versi in una grave situazione caotica.

I servizi scolastici in Sicilia si trovano in uno stato di incongruenza e di arretratezza, di cui, certo, non è responsabile la classe docente, troppo spesso costretta a fare sforzi enormi.

E’ indubbia l’assenza della classe politica, che in più occasioni si è dimostrata colpevolmente sorda alle esigenze del settore scolastico, evitando il dialogo con i soggetti interessati.

I fondi Europei in più occasioni sono stati dissipati senza produrre effetti concreti per lo sviluppo formativo, senza vedere mai la realizzazione dei progetti promossi dall’Unione Europea.

Le grane della formazione professionale in Sicilia non si fermano ai soli sprechi e alle difficoltà. Ci sono i contenziosi che preoccupano non poco la Regione, che rischia davvero di essere sepolta dai decreti ingiuntivi e, quindi, dai risarcimenti da dover corrispondere: l ricorsi, all’incirca 3 mila, rischiano di moltiplicarsi ancora.

Inoltre, è assente l’orientamento agli studi universitari, mancando l’ambito in cui domanda ed offerta di preparazione e competenze scolastiche possano confrontarsi.

Da ultimo, ma non in ordine di importanza, nel nostro Paese, sono circa 260 mila i giovani tra i 15 e i 39 anni, in gran parte con alto titolo di studio, che hanno deciso di emigrare all’estero per cercare nuove e migliori opportunità di lavoro e di vita. E’ la cosiddetta “fuga dei talenti”, quelle risorse non valorizzate con grande perdita in termini di crescita e ricchezza. Si stimano in circa 43 miliardi (14 miliardi solo nel 2015) gli investimenti pubblici e privati nella formazione “bruciati”, di cui beneficeranno quei paesi nei qual i nostri giovani sono andati a lavorare e vivere.

Questi sono i veri temi di cui deve occuparsi la politica.